ASPI

DISOCCUPAZIONE E MOBILITA'

(EDIZIONI FORNERO)

(Art. 2 Riforma del Lavoro: Legge 28 giugno 2012 n° 92)

 

SOMMARIO: 1. Introduzione 2. Chi ne beneficia, presupposti, durata 3. Tempi di attuazione 4. Come si calcola 5. La mini Aspi 6. Lavoratori esclusi 7. Osservazioni

 

1. Varata in un contesto finanziario segnato da una bassa crescita di produttività, la riforma degli ammortizzatori sociali, approvata con Legge n. 92/2012 c.d. “Fornero” - in G.U. 3.7.2012 - è stata introdotta nel tentativo di arginare il fenomeno della sotto occupazione, generato da una crisi economica giunta a livelli preoccupanti nel nostro paese come in altri Stati della Comunità europea.

In vigore già dal 1° gennaio 2013, con essa il legislatore si pone l'obiettivo di garantire a tutti i lavoratori dipendenti, che a partire dalla suddetta data abbiano subito la perdita involontaria del posto di lavoro, una indennità mensile detta Assicurazione Sociale per l'Impiego (ASPI).

L'Aspi (e la mini Aspi, come vedremo) subentra agli istituti dell'assegno di disoccupazione e gradualmente di mobilità: in precedenza distinti per ambito normativo, ora ricondotti sotto l'egida di un unico testo di legge.

2. L'ASPI è riconosciuta ai lavoratori dipendenti (non agricoli), apprendisti, soci lavoratori di cooperative, artisti e lavoratori a termine della P.A., che abbiano perduto involontariamente il posto di lavoro (cioè, non per dimissioni o risoluzione consensuale) e che siano in possesso dei seguenti requisiti:

a. essere disoccupati ed avere due anni di anzianità assicurativa;

b. avere almeno un anno di contributi versati nei due anni precedenti il periodo di disoccupazione.

3. L'attuazione della L. 92/2012 si articola in due momenti: nella fase transitoria (per un periodo che va dal 2013 al 2016) la durata del sussidio tiene conto dell'anzianità del lavoratore; dal 2017, sarà ottenibile la somma integrale in un'unica soluzione nel caso in cui l'interessato volesse avviare un' attività autonoma.

A partire dal 1° gennaio 2016, la corresponsione sarà estesa come segue:

  1. per 12 mesi ai lavoratori sotto i 55 anni di età;

  2. per 18 mesi ai lavoratori sopra i 55 anni di età.

4. Il calcolo dell'indennità assume quale misura di riferimento una retribuzione mensile pari ad € 1.180,00 e corrisponde:

- al 75% della retribuzione – rivalutato in base all'inflazione stabilita dall'indice Istat – nei casi in cui questa fosse uguale o inferiore a €1.180,00;

- ad un ulteriore 25% (per le retribuzioni di valore superiore) calcolato sulla parte che eccede la somma di € 1.180,00.

L'indennizzo, sarà in ogni caso erogato per una cifra non superiore a € 1.119,32 (c.d. massimale aspi).

Successivamente, trascorsi i primi 6 mesi, l'indennità si riduce del 15%; trascorso un anno la riduzione interverrà di un'ulteriore 15% (ma solo per coloro che hanno diritto al periodo più lungo).

5. Peraltro, a chi non ha ancora raggiunto i requisiti per chiedere l'Aspi, ma che può tuttavia far valere almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi dodici mesi, è riconosciuta la c.d. “Mini Aspi” per un tempo corrispondente alla metà delle settimane lavorate nell'ultimo anno e per una entità pari al 75% della retribuzione mensile.

6. Non possono usufruire dell'Aspi i lavoratori con contratto a progetto (co.co.pro.) ai quali, in compenso, a partire dal 2013 viene aumentata l'una tantum alle seguenti condizioni:

- che siano iscritti alla Gestione separata Inps e che abbiano versato nell'anno precedente almeno 4 mensilità ed in quello di riferimento almeno 1 mensilità;

- che, in regime di monocommittenza, abbiano dichiarato nell'anno precedente un reddito non superiore a € 20.000,00;

- che versino in condizione di disoccupazione ininterrotta per almeno due mesi.

Dal 2017 l'indennità sarà pari all'importo del 5% del minimale annuo di reddito previsto dalla Legge 233/90, art. 1 comma 3, moltiplicato per il minor numero tra le mensilità versate nell'anno in corso ed in quello precedente.

Se la somma così calcolata è inferiore a € 1.000,00 gli importi saranno corrisposti in un'unica soluzione; diversamente, in rate mensili.

Al momento, e fino al 2016, è in vigore il regime transitorio che eleva l'importo per un valore superiore a € 1.000,00 ma riduce parzialmente i requisiti per accedere alla prestazione: 3 mesi (e non 4) di mensilità versate nell'anno precedente.

7. All'indomani dell'approvazione della legge sui nuovi ammortizzatori sociali, i sindacati non hanno mancato di esprimere delle perplessità su alcuni risvolti pratici della riforma; a loro avviso, infatti, se da un lato la nuova indennità copre un periodo più lungo rispetto alla disoccupazione, dall'altro riduce i tempi della mobilità che il sistema abrogato, invece, consentiva di prorogare fino ad un massimo quattro anni.





Side Ferradini