Riforma del mercato del Lavoro. Prime impressioni.... a poche ore dall'approvazione.

A quanto sembra che siamo in dirittura d'arrivo per l'approvazione della riforma del Mercato del lavoro. Proprio in queste ore il Parlamento si appresta a votare la fiducia su quattro diversi provvedimenti.


Ancor prima che questa venga licenziata, proviamo a fare qualche brevissima riflessione. Con la promessa che ci ritorneremo sopra, in maniera più dettagliata, a cose fatte.

Lo spirito iniziale della riforma si fonda su quattro enunciati molto chiari e che costituiscono l'architrave del provvedimento.

  1. Si riafferma con forza che il contratto dominante è quello a tempo indeterminato;
  2. Si intende operare una ridistribuzione delle tutele, riducendo la flessibilità (cattiva), che è notoriamente esplosa negli ultimi 20 anni.
  3. Si vuole intervenire sulla disciplina del recesso per modificarlo in ragione del diverso contesto complessivo e delle novità da introdurre.
  4. Si vuole rivoluzionare il sistema degli ammortizzatori sociali (rendendolo più equo ed idealmente universale) e delle politiche attive.

L'idea originale prende spunto dalle diverse proposte portate avanti nel corso degli ultimi anni da eminenti studiosi, economisti e giuristi (tanto per citare i più importanti, quelle di Boeri e Garibaldi, quella di Ichino e quella meno noto, ma che personalmente ritengo il più interessante nell'attuale contesto, del duo Leonardi e Pallini). Tutti i lavori concordavano su un fatto. Nessuna vera riforma è possibile se non si intacca il sistema di tutela contro i licenziamenti illegittimi. Essendo questa la disciplina centrale del precedente sistema.

Fin dall'inizio la proposta ha sollevato critiche più o meno fondate. Che riflettono, come ha affermato Pietro Ichino, in un suo recentissimo intervento in occasione di un Convegno del Centro studi Domenico Napolitano a Pescara, due diverse visioni della realtà. Quella “rigorista” e quella “sviluppista”. Quest'ultima fatta propria anche dal Documento su Economia e Lavoro del Partito Democratico e redatta da Stefano Fassina. Appare però evidente che affrontare la materia della riforma del mercato del lavoro contrapponendo questi due diversi punti di vista è – allo stato- assolutamente fuorviante. Non foss'altro che nessuno sviluppo è possibile nell'attuale situazione economico-finanziaria se non si modifica l'attuale contesto legislativo, introducendo riforme che siano dirette a favorire la crescita economica.

Ciò premesso, sebbene l'originaria spinta innovativa del provvedimento sia stata fortemente ridotta dai ripetuti interventi in Parlamento (quasi sempre peggiorativi...), l'impianto della riforma rimane positivo.

Sopravvivono intatti i quattro cardini ispiratrici della riforma. Tanto che ad un indebolimento della protezione prevista dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (dopo 40 anni!), corrisponde un primo vero tentativo di limitare gli evidenti abusi che hanno caratterizzato alcune forme di lavoro autonomo (e che hanno dato vita alla flessibilità cattiva). E' vero però che il ridotto intervento sull'articolo 18 (a causa delle spinte “conservatrici”), con la reintroduzione della reintegrazione nella maggior parte dei casi, a modifica dell'originario progetto, rischiano di scaricarsi ancora una volta sui lavoratori “precari”. Ne sia esempio (ma ne potremo fare altri) l'allungamento del contratto a termine acausale da 6 mesi ad un anno.

Per altri versi rimane intatta, sebbene spostata avanti nel tempo, la volontà di istituire un’unica forma di assicurazione contro la disoccupazione, uguale per tutti i lavoratori dipendenti, limitando l'esorbitante espansione della Cassa integrazione registrata negli ultimi tempi; e riconducendola alla sua funzione originaria di strumento di tutela dell'impresa in situazione di difficoltà temporanea e non di strumento di sopravvivenza di imprese oramai decotte.

In conclusione: i contenuti della riforma nascono su presupposti del tutto condivisibili, ma devono essere considerati solo un primo passo verso una – si spera - più profonda modifica dell'impianto del mercato del lavoro negli anni a venire.

Infine una osservazioni finale.

Purtroppo, abbiamo disimparato a scrivere bene.

La tecnica legislativa del provvedimento è infatti caotica e foriera di difficoltà interpretative. Al contrario di quanto ci prescrive la UE che afferma - correttamente - che uno dei punti fondamentali per favorire la ripresa e gli investimenti è la semplificazione normativa. Che accanto alla certezza della Legge, è valore decisivo per il bene delle imprese e dei lavoratori.

Sarà per la prossima volta.

Avvocato Guido Ferradini Ll.M.

Side Ferradini